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Tutti i tipi di patente: scopriamo quali sono e le loro caratteristiche

Tutti i tipi di patente per scegliere quella di cui hai bisogno

Per poter guidare un veicolo a motore su strada è necessario che il conducente sia in possesso di un’autorizzazione amministrativa che gli permetta la guida del mezzo, la cosiddetta patente di guida.

  • La patente di guida ha una validità temporale essendo soggetta a rinnovo in base all’età anagrafica del titolare.
  • Ogni tipo di patente viene rilasciata dalla Motorizzazione Civile
  • A partire dal 1 luglio 2013 è stato introdotto un sistema della patente a punti per cui all’atto della consegna della patente il possessore ha come base di partenza 20 punti sulla patente. Tali punti vengono decurtati in quantità variabile in base al tipo di infrazione stradale commessa. Se il conducente si comporta bene e non commette infrazioni ogni due anni gli vengono assegnati 2 punti sulla patente fino al raggiungimento di 30 punti.

Passiamo a specificare nel dettaglio tutti i tipi di patente.

Per tutti i tipi di patente ci sono diverse categorie che sono identificate con una lettera e raggruppate secondo la tipologia del mezzo di trasporto di cui si è alla guida.

Le categorie di patenti, valide in tutta Europa, si possono raggruppare in:

Accanto a queste abbiamo le estensioni di patente:

Patente A

Tricicli, motocicli

Questo tipo di patente serve per poter guidare tutti i tipi di motocicli e in base alla tipologia di moto e in base all’età del conducente si differenzia in Patenti A1, Patenti A2, Patenti AM.

La patente A permette di guidare:

  • tricicli con potenza superiore a 15 Kw a partire dai 21 anni;
  • motocicli, ossia veicoli a due ruote, senza o con carrozzetta , provvisti di motore con cilindrata superiore a 50 cm³ se a combustione interna e/o aventi una velocità massima per costruzione superiore a 45 km/h a partire da 24 anni.

Per ottenere la patente A bisogna sostenere un esame teorico e due prove pratiche. Le prove pratiche consistono in una prova su strada aperta al pubblico e una prova tecnica con esercizi di guida in percorso. Chi possiede la patente B dovrà sostenere solo l’esame pratico. La patente A abilita alla guida di tutte le moto.

Per conseguire la patente A o A3, come veniva chiamata nella precedente normativa, bisogna aver compiuto 24 anni che scendono a 20 anni qualora si sia in possesso della patente A1 da almeno due anni.

Tutte le patenti di tipo A hanno scadenza decennale entro i 50 anni di età. Da 50 anni a 70 il rinnovo sarà ogni 5 anni; 3 anni per chi ha superato i 70 anni e ogni 2 anni per un’età superiore a 80 anni.

Patente A1

La patente A1 permette di guidare:

  • motocicli di cilindrata massima di 125 cm³, di potenza massima di 11 Kw e con un rapporto peso/potenza non superiore a 0,1 kW/kg;
  • tricicli con potenza non superiore a 15 kw;
  • macchine agricole che non superano i limiti di sagoma dei motoveicoli.

Per conseguire la patente A1 bisogna sostenere un esame teorico ed un esame pratico. L’esame pratico consiste in due prove: una prova a circuito chiuso ed una prova di guida su strada pubblica.

L’età per il conseguimento della patente A1 è di 16 anni.

Patente A2

La patente A2 permette di guidare:

  • motocicli di potenza non superiore a 35 kw con un rapporto peso/potenza non superiore a 0,2 kw/kg e non derivati da una versione che sviluppa oltre il doppio della potenza massima consentita cioè 70 Kw;
  • Per i primi tre anni dopo il conseguimento della patente A2 si dovranno rispettare i limiti di velocità di 90 km/h sulle strade extraurbane e 100 km/h in autostrada.

Per conseguire la patente A1 bisogna sostenere un esame teorico ed uno pratico. Quest’ultimo dovrà essere effettuato guidando una moto con una cilindrata non inferiore a 400 cc e di potenza non superiore a 35 kw.

L’età per il conseguimento della patente A2 è di 18 anni.

Patente AM

La patente AM permette di guidare:

  • ciclomotori a due ruote di categoria L1e, con cilindrata inferiore o uguale a 50 cm³ se a combustione interna con una velocità massima di costruzione non superiore a 45 km/h o con potenza nominale continua massima inferiore o uguale a 4 kw per i motori elettrici;
  • ciclomotori a tre ruote di categoria L2e con una velocità massima di costruzione non superiore a 45 km/h con motore di cilindrata inferiore od uguale a 50 cm³se ad accensione comandata o con una potenza massima netta inferiore o uguale a 4 kw per gli altri motori a combustione interna o la cui potenza nominale continua massima è inferiore o uguale a 4 kw per i motori elettrici;
  • quadricicli leggeri di categoria L6e, con una massa in ordine di marcia inferiore o pari a 425 Kg. con una velocità di costruzione fino a 45 km/h e cilindrata fino a 50 cm³per i motori ad accensione comandata o per gli altri motori con una potenza fino a 4 o 6 Kw.

L’età per la validità all’estero della patente AM è 16 anni.
L’età per il conseguimento della patente AM è 14 anni con una validità nel solo territorio nazionale.
L’età per il trasporto di passeggeri della patente AM è 18 anni.

Patente B

Autoveicoli, autocarri, autocaravan, motoveicoli, macchine agricole, maccine operatrici, mezzi di emergenza

La patente B permette di guidare:

  • Autoveicoli e anche autocarri e autocaravan per trasporto di persone e di cose con massimo nove posti totali compreso il conducente la cui massa complessiva a pieno carico non supera i 3,5 tonnellate, anche trainanti un rimorchio leggero fino a 750 Kg. È possibile trainare anche rimorchi non leggeri a condizione che non pesino più della motrice e che tutto il peso complessivo non sia superiore a 3,5 tonnellate;
  • motoveicoli tra cui tricicli, quadricicli e motocicli fino a 125 cm3 e 11 Kw, ma solo in Italia. Se la patente è stata rilasciata prima del 1 gennaio 1986 si può guidare qualsiasi tipo di motociclo, mentre per le patenti conseguite dopo il 1 gennaio 1986 e fino al 25 aprile 1988 si può guidare qualsiasi moto ma solo in Italia;
  • macchine agricole comprese quelle eccezionali;
  • maccine operatrici tranne quelle eccezionali;
  • mezzi destinati al servizio di emergenza con massa complessiva a pieno carico fino a 3,5 tonnellate.

Coloro che hanno conseguito la patente B per i primi tre anni devono osservare delle limitazioni riguardo la velocità da mantenere durante la guida del mezzo. Più precisamente non possono superare i 100 km/ in autostrada e i 90 Km/h sulle strade extraurbane principali (art.117 C.D.S). Oltre a ciò in caso di sottrazione di punti della patente per infrazione stradale i punti decurtati saranno il doppio di quelli stabiliti per la stessa infrazione di un conducente che possiede la patente da più di tre anni.

I titolari di patente B conseguita dopo il 9 febbraio 2011, per il primo anno dal rilascio, non possono guidare autoveicoli con potenza , riferita alla tara superiore a 55 Kw/t. Per le categorie M1 per il periodo precedente a tale data viene applicato un altro limite di potenza uguale a 70 Kw.

Per ottenere la patente B bisogna superare un esame che consiste in una prova scritta e una di pratica.

L’età per il conseguimento della patente B è di 18 anni.

La validità della patente B è di 10 anni con rinnovo decennale fino a 50 anni. Da 50 a 70 anni di età il rinnovo è quinquennale che diventa triennale dopo il superamento dei 70 anni di età.

Patente B1

La patente B1 permette di guidare:

  • quadricicli non leggeri, di categoria internazionale L7e con massa fino a 450 Kg. per trasporto persone fino a 600 Kg. per veicoli adatti al trasporto merci con motore di potenza massima fino a 15 Kw.

La patente B1 è una patente di categoria B e segue le stesse indicazioni della patente B riguardo validità, tipo di esami e decurtazione di punti in caso di infrazione.

L’età per il conseguimento della patente B1 è di 16 anni.

Patente B96

La patente B96 permette di guidare:

  • La patente B96 è una patente particolare che permette il trasporto con l’autovettura di rimorchi di una certa consistenza.

Questa tipologia di patente fa il suo ingresso a partire dal 19 gennaio 2013 e serve a tutti i possessori di patente B che intendono trasportare carrelli con la propria vettura per portare ad esempio una barca o una moto.

Certo tutto dipende dal peso del rimorchio e dal carico ( autovettura con rimorchio di massa autorizzata >750 Kg e massa complessiva autorizzata maggiore di 3500 Kg. ma minore o uguale a 4250 Kg.) .

Se si possiede la patente B non si deve sostenere alcun tipo di esame orale ma solo una prova pratica su strada su veicolo con rimorchio. La patente B96 permette pertanto di utilizzare un rimorchio, entro determinati limiti di peso, senza necessariamente conseguire la patente BE, una patente B integrata con l’estensione E.

Quali sono le patenti professionali?

Tra queste le patenti professionali includono la C, D, E, le cosiddette “categorie superiori”, per camion, bus, autotreni, autoarticolati, autosnodati e servono a chi fa della guida una professione nel settore dell’autotrasporto e del trasporto merci.

Patente C

Rimorchio leggero, camion

La patente C fa parte delle cosiddette patenti professionali, quelle patenti che servono per svolgere la propria professione nel campo dei trasporti.

La patente C permette di guidare:

  • tutti i veicoli appartenenti alla categoria B;
  • rimorchio leggero con una massa complessiva superiore a 3,5 tonnellate;
  • camion con massa complessiva superiore a 7,5 tonnellate a pieno carico;

Gli esami da sostenere consistono in una prova teorica, al superamento della quale verrà rilasciato un foglio rosa della validità di 6 mesi per poter fare pratica di guida.
Per il trasporto di cose professionale oltre alla patente C è richiesta anche la CQC.

L’età per il conseguimento della patente C è 18 anni o 21 anni per la guida dei mezzi pesanti. A 18 anni non è possibile guidare mezzi pesanti ma tale limite può essere superato se in possesso della CQC trasporto cose con formazione ordinaria.

La patente C dovrà essere rinnovata ogni 5 anni fino al compimento dei 65 anni. Dopo tale età dovrà essere rinnovata ogni 2 anni presso la CML (Commissione Medica Locale Patenti) di appartenenza.

Patente C1

La patente C1 permette di guidare:

  • autoveicoli per trasporto di cose con massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 tonnellate e fino a 7,5 tonnellate anche se trainanti un rimorchio leggero;
  • macchine operatrici eccezionali;
  • veicoli della categoria B.

La patente C1 dovrà essere rinnovata ogni 5 anni fino al compimento dei 65 anni. Dopo tale età dovrà essere rinnovata ogni 2 anni presso la CML (Commissione Medica Locale Patenti) di appartenenza.

Patente D

Autoveicoli per trasporto di persone

La patente D abilita alla guida di veicoli per trasporto di persone superiore a 9 compreso il conducente ad uso proprio.

La patente D permette di guidare:

  • veicoli della categoria B;
  • autoveicoli per trasporto di persone con numero di posti superiori a 9 compreso il conducente ad uso proprio anche se trainanti un rimorchio leggero.

Per la guida degli autobus è necessario possedere oltre alla patente D anche il CQC persone.
Per ottenere la patente D bisogna prima conseguire la patente B (Direttiva 91/439/CEE).

L’età per il conseguimento della patente D è 24 anni che scende a 21 se presa contestualmente al CQC persone.

Patente D1

La patente D1, esistente da gennaio 2013

La patente D1 permette di guidare:

  • minibus, cioè gli autobus più piccoli con un numero di posti passeggeri superiori a 8 ma inferiori o uguale a 16, oltre al conducente, ad uso proprio e anche trainanti un rimorchio leggero.

L’età per il conseguimento della patente D1 è 21 anni

Estensione E

Rimorchi, Semirimorchi

L’estensione E è un tipo di integrazione inserita nelle comuni patenti di tipo B, C, C1, D, D1 che permette di guidare veicoli con rimorchi e semirimorchi non leggeri con massa superiore a 750 Kg.

Quali sono le tipologie di veicoli che si possono guidare:

  • BE si tratta della semplice patente B con la quale è possibile guidare veicoli composti da motrice di categoria B con rimorchi o semirimorchi con massa autorizzata non superiore a 3500 Kg. È necessaria anche per la guida di trenini turistici con numero di persone trasportabili uguali o inferiore a otto. L’età per il suo conseguimento è 18 anni ed il possesso della patente B;
  • C1E motrice di categoria B o C1 con rimorchio o semirimorchio di massa massima autorizzata rispettivamente superiore a 3500 Kg. o superiore a 750 Kg. purchè la massa complessiva autorizzata non sia superiore a 12000 Kg.L’età richiesta per il suo conseguimento è 18 anni con il possesso della patente C1;
  • CE veicoli complessi di categoria B o C1 con rimorchio o semirimorchio non leggero di massa massima autorizzata superiore a 750 kg. L’età richiesta per il suo conseguimento è 21 anni o 18 anni se in possesso del CQC per trasporto cose con l’obbligo della patente C. La patente CE dovrà essere rinnovata ogni 5 anni fino al compimento dei 65 anni. Dopo tale età se si vuole continuare a guidare automezzi con massa complessiva superiore a 20 t. bisogna rinnovarla ogni anno presso la CML (Commissione Medica Locale Patenti) di appartenenza e fino a 68 anni. Dopo tale età la patente viene declassata a patente C.
  • DE motrice di categoria D con rimorchio o semirimorchio non leggero. L’età per il suo conseguimento è di 24 anni o 21 anni se si consegue il CQC persone con l’obbligo della patente D;
  • D1E motrice di categoria D1 con rimorchio non leggero. L’età per il suo conseguimento è di 21 anni con l’obbligo di patente D1;

Per ottenere l’estensione bisogna superare un esame teorico e uno pratico su uno specifico veicolo per i possessori di patente C, C1, D o D1 conseguita prima del 1 marzo 2015 e per chi ha conseguito la patente B prima del 1/12/2013. Coloro i quali hanno conseguito le patenti in date successive devono sostenere solo l’esame pratico.

Patenti speciali

Le patenti speciali sono rilasciate a quelle persone che possiedono delle disabilità e che pertanto hanno bisogno o meno di adattamenti per la guida del veicolo.

Quali veicoli è possibile guidare in base alla sua categoria:

  • patente Speciale A permette la guida di tutti i motoveicoli con massa complessiva di 1,3 tonnellate;
  • patente Speciale B permette la guida di motoveicoli ad esclusione dei motocicli e autoveicoli con massa complessiva non superiore a 3,5 tonnellate. Il numero dei posti non deve superare 8, escludendo il conducente;
  • patente Speciale C consente la guida di autoveicoli il cui peso è compreso tra 3.5 e 11,5 tonnellate;
  • patente Speciale D cponsente la guida di autoveicoli con numero di posti passeggeri non superiore a 16.

Ai possessori di patenti speciali è vietata la guida di ambulanze, veicoli in servizio di linea, veicoli per il trasporto di merci pericolose, veicoli adattati ancor prima che la UMC (Motorizzazione Civile) si sia espressa sulla conformità dell’adattamento in base alla disabilità del conducente.

Tutte le patenti di categoria AM, A1,A2, A, B1,B, C1, C, D1 e D e anche le estensioni possono diventare patenti speciali. In seguito agli accertamenti effettuati presso la Commissione Medica Legale che stabilisce il tipo di disabilità fornendo un certificato di idoneità è possibile poter procedere per il conseguimento della patente speciale.

Certificati professionali

Quei certificati che abilitano professionalmente per poter svolgere il proprio lavoro. Tra questi abbiamo la CQC, cioè la Carta di qualificazione del Conducente che serve per due modalità di trasporto: per la guida di veicoli per il trasporto di cose (CQC merci) e per veicoli adibiti per il trasporto di persone (CQC persone).

Carta di qualificazione del conducente CQC

per tutti i conducenti che svolgono il lavoro di autotrasportatori di merci o trasporto di persone.

KA e KB

Il KA è associato alla patente A ed è necessario per la guida di motoveicoli adibiti al servizio pubblico di piazza o noleggio con conducente con massa complessiva fino a 1,3 t;

il KB è associato alla patente B ed è necessario per la guida di taxi, autovetture e motoveicoli adibiti al servizio di noleggio con conducente con massa complessiva superiore a 1,3 t.

Per ottenere il certificato bisogna seguire un corso al quale seguirà un esame per il rilascio del CQC. Il corso potrà essere svolto in due modi(ordinario o accelerato). Nel secondo caso il termine di tempo per il conseguimento sarà minore come minore sarà la sua validità.

La CQC ha validità di 5 anni e va rinnovata attraverso la frequenza di un corso di formazione periodica della durata di 35 ore.

Patentino ADR

Il certificato di formazione professionale ADR è necessario per la guida di autoveicoli che trasportano merci pericolose in base alle direttive ADR.

I patentini ADR sono di 4 tipi e suddivisi in base alla tipologia della merce trasportata:

  • tipo A per il corso cisterne
  • tipo B relativo al corso base
  • tipo B + esplosivi
  • tipo B+ radioattivi.

Per conseguire il certificato è necessario seguire un corso al termine del quale deve essere sostenuto un esame scritto presso le sedi della Motorizzazione Civile che deve essere rinnovato ogni 5 anni.

inserito il 19/10/2020, visite 355, 11 oggi

Controllo stabilità auto più sicurezza per il tuo veicolo

Controllo stabilità auto un ulteriore sistema di sicurezza per il tuo veicolo

Controllo stabilità auto che cosa è

Si sa che la sicurezza su un veicolo non è mai troppa. Diversi sono i sistemi che sono integrati al veicolo per offrirti una maggiore sicurezza durante la guida. Uno di questi riguarda il controllo stabilità auto. Vediamo di cosa si tratta. Il controllo stabilità auto meglio conosciuto come ESP ( Electronic Stability Program) è un sistema elettronico che garantisce la stabilità del veicolo. Tale sistema regola la potenza del motore frenando le singole ruote e stabilizzando così l’assetto del veicolo. Diverse sono le sigle con cui viene indicato come ESC (Electronic Stability Control), VDC (Vehicle Dynamic Control), VSC (Vehicle Stability Control) o DSC (Dynamic Stability Control).

A cosa serve e come funziona

Il controllo stabilità auto evita la sbandata del veicolo in caso di cambio improvviso di una traiettoria o l’impostazione errata di una curva. La sua funzione è quella di regolare la potenza del motore agendo sulle singole ruote. In pratica ogni volta che l’auto sta percorrendo la strada prendendo in curva una traiettoria più larga o più stretta, l’ESP interviene evitando al veicolo di sbandare. Infatti se si accende la spia dell’ESP significa che il sistema di controllo è intervenuto per correggere la traiettoria riportando in asse la vettura durante la sbandata.

Il controllo stabilità auto, ESP nella lingua corrente, utilizza tutte le informazioni che arrivano dalla vettura in movimento dai diversi elementi che compongono tale sistema di sicurezza. Il controllo elettronico di stabilità è così composto:

4 sensori di velocità, uno per ogni ruota, integrati nel mozzo ruota che inviano le informazioni sul loro comportamento alla centralina che ne valuta la differenza di giri in un determinato momento;

1 sensore di sterzata che permette di individuare la traiettoria scelta dal guidatore in base alla posizione del volante ;

3 accelerometri, uno per asse spaziale, posizionati al centro della vettura che rilevano le forze che agiscono sull’auto.

Tutti questi sensori comunicano con una centralina che, ricevuti i dati, percepisce quando e in quale momento intervenire per evitare le sbandate dell’auto. La centralina pertanto può ridurre la coppia del motore e agire sulle pinze freno modificando la traiettoria della vettura.

Il controllo stabilità auto è un dispositivo che deve essere tenuto sempre attivo perchè è di grande aiuto in caso di terreno viscido o di neve. Infatti lavora molto bene in caso di strade innevate aiutato anche dagli altri due sistemi di sicurezza quali l’ ABS, che evita lo slittamento delle gomme e il TCS , che controlla la trazione del veicolo.

 In caso di guasto si accende una spia, in genere a forma di triangolo con o senza un punto esclamativo al suo interno e con la freccia che gira attorno. L’accensione rileva la rottura o un difetto dei sensori che fanno parte del sistema o della centralina che lo comanda. In questo caso è raccomandabile rivolgersi ad una officina specializzata.

Origine e obblighi

Le prime auto che hanno fatto uso del controllo stabilità auto sono la Mercedes S600 e la SL oltre alla BMW serie 7. La grande diffusione si ha tuttavia nel 97 quando viene commercializzata la Mercedes classe A. In seguito a problemi di instabilità riscontrati sulla vettura la casa tedesca decide di installare l’ESP su tutti i veicoli di classe A. Da allora in poi il controllo elettronico di stabilità inizia a diffondersi sempre di più anche sulle vetture di piccola e media cilindrata.

A partire da 1 novembre 2011 l’Unione Europea ha reso obbligatorio tale sistema per i veicoli di nuova omologazione, mentre per le vetture omologate in precedenza o per le vetture già in vendita tale obbligo decorre da novembre 2014. Inoltre a partire dal 1 gennaio 2013 per le altre tipologie di veicoli quali pullmann, autobus, minivan e per i veicoli commerciali dal peso superiore a 3,5 tonnellate l’ESP deve essere corredato da altri sistemi di sicurezza quali l’AEB ( sistema di frenata automatica ) e il segnalatore di cambio corsia. Tali sistemi sono obbligatori per tutti i veicoli di nuova immatricolazione a partire dal 1 gennaio 2015.

inserito il 07/09/2019, visite 935, 1 oggi

Come funziona l’airbag un valido ed efficace dispositivo di sicurezza

Come funziona l'airbag dispositivo di sicurezza

Uno tra i più importanti dispositivi di sicurezza presenti sul veicolo è senza dubbio l’airbag. Ma cosa è, come funziona l’airbag e quali sono gli elementi che lo compongono? Cerchiamo di scoprirlo più nel dettaglio.

Che cosa è l’airbag

L’airbag è un sistema di sicurezza passivo che è installato all’interno del veicolo e più specificatamente all’interno del volante o della plancia o dei sedili. Che cosa fa e come funziona l’airbag ? La sua funzione è quella di impedire, in caso di incidente, che alcune parti del corpo quali la testa ed il viso vengano in contatto con il volante o il cruscotto.

Storia dell’airbag

La nascita dell’airbag risale al 1952 e si deve all’ ingegnere John W. Hetrick che ne depositò il brevetto negli Stati Uniti. La sua richiesta è stata accettata alla fine del 1953. Nello stesso anno il tedesco Walter Linderer ottiene un brevetto per un cuscino gonfiabile per proteggere il conducente in caso di incidente. Diversi furono i prototipi e i test presentati dalle varie case automobilistiche. Verso la fine degli anni 50, la Ford e la General Motors cominciano a sperimentarlo e a testarlo proponendolo come optional agli inizi degli anni 70. Una svolta importante si ebbe nel 1960 grazie all’ingegnere Allen K. Breed con l’introduzione di un efficientissimo sensore d’urto.

La prima vettura che presentò tale innovazione fu la Oldsmobile nel 1973 con la versione Toronado provvista di airbag lato passeggero. Seguirono nel 1974 la Cadillac e la Buick . Con il cambiamento delle norme federali e una serie di test e sperimentazioni inefficaci si assiste ad uno stallo delle tre case automobilistiche. Nel 1967 la Mercedes inizia a studiare un tipo di airbag che a partire dal 1980 verrà installato sulle vetture più lussuose. La prima auto italiana provvista di airbag è stata la show car Lancia Sinthesis 2000 realizzata nel 1971.

Questo sistema di sicurezza non ha avuto un’ accoglienza positiva per le varie divergenze sulla sua efficacia. È solo verso la metà degli anni 80 che inizia a prendere piede fino a raggiungere il massimo riconoscimento della sua validità agli inizi degli anni novanta.

Elementi e varie tipologie di airbag

Il dispositivo di sicurezza è costituito da diversi elementi:

-un sensore che rileva la decelerazione del veicolo in caso di urto;

-una centralina elettronica a cui arriva il segnale del sensore e che invia così il comando di accensione ad un detonatore;

-un detonatore che per mezzo di corrente elettrica o l’urto di un puntale attiva una sostanza ( azoturo di sodio in quantità tra 50 a 200 g.) contenuta in una capsula esplosiva. La capsula, esplodendo, sviluppa una notevole quantità di gas (azoto) che serve a gonfiare il contenitore. In questo caso parliamo di airbag pirotecnico.

-una seconda capsula che contiene un gas inerte che va a gonfiare il sacco. Questo è il caso dell’airbag ibrido.

Come funziona l’airbag

In caso di urto il sensore rileva una violenta riduzione della velocità e manda un segnale alla centralina. Ricevuto il segnale la centralina elabora i dati in base alla velocità dell’auto e la potenza d’urto e decide la velocità di esplosione e di gonfiaggio dell’airbag. Invia un segnale ad un detonatore che esplode accendendo una sostanza, azoturo di sodio tramite impulso elettrico o urto con percussore. La capsula esplode e produce azoto in grande quantità. Il cuscino si gonfia ad una velocità di 300/350 Km l’ora. Il viso affonda e il cuscino inizia a sgonfiarsi tramite dei fori posteriori. In questo modo l’impatto del corpo con il volante o contro il cruscotto viene attutito evitando nel contempo il pericolo di soffocamento.

Airbag pirotecnici e ibridi

Tra i componenti di questo efficace sistema di sicurezza abbiamo menzionato airbag pirotecnici e airbag ibridi. Vediamo come funziona l’airbag e i suoi componenti secondo la tipologia.

Negli airbag pirotecnici fra la prima capsula e il sacco è presente una rete metallica che raffredda i gas che lo gonfiano impedendo alle particelle solide di accedere al sacco.

Nel caso di airbag ibridi tale rete non è presente poichè nella seconda capsula che contiene il gas inerte non sono presenti tali particelle dato che il gas è più freddo dei fumi generati dall’esplosione della prima capsula. Inoltre gli airbag ibridi sono più veloci di quelli pirotecnici e necessitano di una minore quantità di carica.

Questi ultimi sono utilizzati per gli airbag laterali o a tendina per la loro capacità di dispiegarsi rapidamente ed in pochissimo spazio (quello tra la porta e il passeggero). Per gli airbag del conducente e del passeggero davanti è possibile scegliere tra i due.

Airbag dual stage

Gli airbag dual stage sono formati da una coppia di airbag pirotecnici o ibridi ma con un solo sacco. In base alle informazioni ricevute la centralina sceglie se attivare una sola carica pirotecnica gonfiandolo parzialmente o innescare tutte e due ma a distanza temporanea. Questo avviene qualora ci sia un bambino sul sedile o un passeggero di peso leggero.

Nel primo caso non è necessario il dispiegamento completo del sacco oppure, come nel secondo caso, qualora si voglia evitare la violenza d’urto del passeggero con l’airbag.

Raccomandazioni e consigli

L’airbag va considerato come ausilio e non sostituto della cintura di sicurezza. Tale dispositivo si gonfia tramite una vera e propria esplosione alquanto violenta che può arrecare lesioni durante la sua fase di espansione. Tali svantaggi tuttavia sono ampiamente ripagati con i benefici apportati in caso di incidente.

Raccomandiamo pertanto di non essere troppo vicini durante la fase di espansione dell’airbag ritenendo a tal proposito di dare alcuni preziosi consigli:

-non sedersi mai molto vicino al cruscotto o al volante per permettere così all’airbag di espandersi;

-non poggiare i piedi sul cruscotto durante il viaggio;

-non coprire il vano che ospita l’airbag con oggetti;

-non tenere i bambini in piedi di fronte agli airbag;

-usare le cinture di sicurezza;

-tenere le mani sul volante in modo corretto per non ostacolare la traiettoria dell’airbag in caso di espansione.

Raccomandiamo inoltre di verificare che il sistema funzioni perfettamente e di effettuare un controllo visivo in modo tale che tutti i componenti visibili non presentino danni e i contatti siano collegati correttamente. Nel caso in cui non si rileva niente visivamente bisognerà effettuare una diagnosi con un dispositivo adeguato ed in ogni caso rivolgersi sempre a personale competente e specializzato.

Un’ultima precisazione: nel caso in cui l’airbag venga utilizzato è necessario sostituirlo in quanto non è possibile riutilizzarlo.

inserito il 30/08/2019, visite 3384, 1 oggi

ABS che cos’è e come funziona il sistema di frenata

ABS che cosa è e come funziona

ABS che cos’è. Sentiamo parlare spesso di sicurezza sulla vettura. Uno dei sistemi che si è diffuso nel corso degli anni è proprio l’ ABS. Accanto a questo troviamo il servofreno, l’ASR (Controllo Elettronico della Trazione), L’EBD (Ripartitore Elettronico di Frenata) e l’ESP (Controllo Elettronico della Stabilità).

ABS che cos’è e cosa significa

È un sistema di assistenza alla frenata che svolge una funzione antibloccaggio delle ruote. Il termine ABS, dal tedesco Antiblockiersystem cioè sistema antibloccaggio evita l’improvviso bloccaggio di una ruota a seguito di una frenata improvvisa.

Storia ed origine

Il primo sistema antibloccaggio vide la luce nel 1950 con il Maxaret di Dunlop, che è stato utilizzato e ripreso nel mondo dell’aviazione.

Seguì la Bosch nel lontano 1965. La sua nascita tuttavia risale al 1974 ed è da attribuire alla Volvo, la casa automobilistica svedese, che lo introdusse nel mercato automobilistico. Nel 1978 la Bosch iniziò la sua commercializzazione montandolo su un’auto di lusso, una Mercedes classe S. 

Nello stesso anno la Lancia Thema è stata la prima autovettura italiana dotata di tale sistema. Nel 1988 invece la BMW serie K fu la prima moto ad essere equipaggiata con tale dispositivo di sicurezza. Con il passare del tempo lo sviluppo dell’ABS ha portato a una diminuzione del peso e dei costi permettendone il montaggio anche su vetture di piccola cilindrata, moto e scooter .

L’ABS è divenuto obbligatorio nel 2004 . A partire dal 2016 in base alla direttiva UE tale obbligo vige su tutti i mezzi oltre i 125 cm³ integrato con EBD, mentre per gli scooter di cilindrata inferiore e per i ciclomotori verrà utilizzato un sistema a frenata integrale (CBS).

Come funziona

Dopo aver chiarito l’ABS che cos’è vediamo di capirne il funzionamento.In caso di arresto improvviso del veicolo l’ABS permette il bloccaggio delle ruote su fondi scivolosi. Ecco come funziona.

Sulle ruote sono sistemate dei sensori che comunicano con una centralina elettronica.

La centralina calcola la velocità di rotazione delle singole ruote. In caso di bloccaggio di uno o più ruote durante la frenata agisce sulla pompa idraulica diminuendone la forza .

È proprio la centralina che, regolando la forza frenante e agendo sulla pompa idraulica, permetterà di evitare la perdita di direzione del veicolo.

Comportamento del guidatore

In caso di frenata improvvisa il guidatore dovrà premere il pedale del freno. Quando l’ABS entrerà in funzione sentirà una specie di vibrazione del pedale del freno. Tutto questo è normale e in questo caso si raccomanda di non alzare il piede dal pedale del freno per non pregiudicare l’azione frenante. Con l’inserimento dell’ABS si avvertirà inoltre una leggera vibrazione allo sterzo che sarà più accentuata in caso di ostacolo o di sterzata improvvisa.

ABS come agisce

In una frenata normale, a meno che non ci si trovi in presenza di olio o ghiaccio, le ruote non si bloccano. Il guidatore in questo caso riesce a sterzare. Se si frena a fondo succede che le ruote si bloccano ed il pneumatico striscia. Nonostante il guidatore continui a sterzare l’auto rallenta ma continuerà la sua corsa nella stessa direzione prima che avvenisse il bloccaggio delle ruote. L’ABS evita il blocco delle ruote durante la frenata e il conseguente scivolamento della vettura sull’asfalto. Il guidatore così sarà capace di sterzare facendo cambiare direzione al veicolo ed evitando possibili ostacoli.

Come capire quando l’ABS funziona

Il funzionamento dell’ABS è segnalato da una spia di colore rosso o color ocra nel caso in cui l’autovettura sia dotata di sistema ERP o ASR.

La spia dell’ABS come tutte le altre spie sul cruscotto si accende una volta avviato il motore per spegnersi subito dopo. Anche durante la fase di frenata assistita rimane spenta. Controlla sempre che la spia non si accenda durante la marcia. La sua accensione significa che c’è un guasto che può provocare una frenata improvvisa e pericolosa.

Raccomandiamo quindi di verificare il corretto funzionamento dell’ABS effettuando periodicamente i dovuti controlli presso un’officina.

inserito il 24/08/2019, visite 7817, 0 oggi

Obbligo cinture di sicurezza quali sono le norme e le sanzioni

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Funzione e obbligo delle cinture di sicurezza

Le cinture di sicurezza sono dei dispositivi che permettono di trattenere il corpo in caso di urto. Il primo paese che stabilì l’obbligo delle cinture di sicurezza fu la Cecoslovacchia nel 1969 a cui seguì la Francia nel 1973. Negli Stati Uniti il primo paese a renderle obbligatorie fu il Massachusetts nel 1975. La funzione delle cinture è quella di evitare l’impatto del guidatore e dei passeggeri contro le strutture interne dell’abitacolo e di scongiurare che il corpo venga proiettato fuori dal veicolo.

Per quanto riguarda l’Italia gli attacchi vennero resi obbligatori a partire dal 15 giugno 1976, mentre l’uso delle cinture anteriori divennero obbligatorie nel 1988. A partire dal 30 luglio 2010 tale obbligo vale anche per le minicar, camion, autobus e per qualsiasi veicolo provvisto di cinture.

Origine e storia delle cinture di sicurezza

La cintura di sicurezza è stata inventata alla fine del 1800 dall’ingegnere inglese George Cayley per mantenere i piloti all’interno dei loro alianti.

Le prime cinture di sicurezza furono brevettate a New York nel 1885 dall’americano Edward J. Claghorn per proteggere i turisti dai taxi a New York City. Nel 1903 il canadese Gustave Desirè Lebeau le aveva installate a bordo di un veicolo dandole la denominazione di bretelle di sicurezza.

È solo verso la metà degli anni trenta che i costruttori di auto cominciano a nutrire un certo interesse. Anche se i conducenti di auto da corsa sono stati i primi ad utilizzare le cinture di sicurezza, nel 1948 fu realizzata la prima vettura dotata di cinture di sicurezza di serie. Era la Tucker Torpedo, un’auto innovativa dal punto di vista estetico, meccanico e della sicurezza. Questa sua innovazione concorrenziale nei riguardi delle altre case automobilistiche portò molto presto alla chiusura della fabbrica per problemi legali e politici.

La vera rivoluzione nelle cinture di sicurezza si ebbe nel 1958 quando l’ingegnere svedese Nils Bohlin che lavorava presso la Volvo, inventò la cintura di sicurezza a tre punti (fino ad allora le cinture di sicurezza erano a due punti e si allacciavano sul corpo con la fibbia situata sopra l’addome). La Volvo pertanto è stata la prima casa automobilistica a dotare le proprie vetture con cinture di sicurezza di serie.

Come sono fatte le cinture

Gli elementi che costituiscono le cinture di sicurezza sono diversi. Ecco quali sono:

  • le cinghie, costituite da una trama di fili di polimerici intrecciati;
  • un riavvolgitore che permette di svolgere la cinghia secondo la lunghezza voluta;
  • un regolatore che permette la regolazione della cintura in altezza;
  • un anello oscillante d’acciaio con una copertura in plastica che consente l’attacco della cintura;
  • una linguetta di chiusura che serve per facilitare il fissaggio;
  • una fibbia legata al punto di ancoraggio della vettura e dotato di un pulsante per agganciare o sganciare la cintura;
  • il pretensionatore , un dispositivo che serve a mettere in tensione la cintura in caso di urto.

Tutte le cinture devono essere omologate e rispettare le normative del Ministero dei Trasporti e devono riportare il numero distintivo dello stato di omologazione, il numero di omologazione della Comunità Economica Europea, il numero di omologazione ECE-ONU e l’indicazione dello stato di produzione, cioè dove è stata costruita la cintura.

Veicoli con cinture di sicurezza obbligatorie

Dal 14 aprile 2006 con il decreto legislativo del 13 marzo 2006, n. 150, vige l’uso obbligatorio delle cinture di sicurezza per i conducenti e i passeggeri delle seguenti categorie di veicoli:

M1 veicoli per il trasporto di persone che abbiano al massimo otto posti a sedere oltre al posto del conducente;

M2 ed M3 per veicoli che abbiano più di otto posti a sedere oltre al sedile del conducente;

N1,N2,N3 per i veicoli riservati al trasporto merci;

L6e le cosiddette minicar.

Normativa e sanzioni

L’art.172 del Codice della Strada sancisce l’obbligo dell’uso delle cinture di sicurezza per conducenti e passeggeri sia sui sedili anteriori che posteriori e di sistemi di ritenuta per bambini.

Per i bambini di statura inferiore a m.1,50 bisogna utilizzare sistemi di ritenuta omologati ed adeguati al loro peso. I bambini di età inferiore a tre anni non possono viaggiare su vetture sprovviste di sistemi di ritenute, mentre quelli di età superiore e con statura superiore a m.1,50 possono viaggiare sul sedile anteriore.

Per il trasporto in taxi o le auto a noleggio con conducente esistono delle eccezioni riguardanti i bambini che possono viaggiare senza sistemi di ritenute solo nel sedile posteriore e accompagnati da persona di età non inferiore ai 16 anni.

Esenzioni

Alcune categorie di soggetti sono dispensati dall’ obbligo delle cinture di sicurezza e di sistemi di ritenuta per bambini: la polizia municipale, le forze di polizia, le forze armate, gli addetti al servizio antincendio e i sanitari in caso di emergenza, gli istruttori di guida e i conducenti di veicoli addetti alla raccolta e trasporto dei rifiuti nei centri urbani.

Sono esentati da tale obbligo anche i passeggeri di auto non provvisti in origine di attacchi per le cinture e le auto storiche immatricolate prima del 15.6.1976.

A queste categorie si aggiungono anche quei soggetti il cui uso della cintura non è obbligatorio. Si tratta di persone con diverse patologie e le donne in stato di gravidanza con particolari problematiche. In questi casi bisogna munirsi di un certificato medico dove sono dichiarate e specificate tali patologie o condizioni.

Sanzioni

Il mancato uso della cintura di sicurezza comporta una sanzione che va da 81,00€ a 326,00€ con la decurtazione di cinque punti dalla patente. Segue la sospensione della stessa per un periodo che va da 15 giorni a due mesi qualora lo stesso conducente si sia reso responsabile della stessa infrazione nell’arco di due anni.

Se un passeggero è sprovvisto di cintura la multa sarà elevata al solo passeggero con un importo che va da 81,00€ a 326,00€. Se la mancata osservanza riguarda un minore la multa verrà elevata al genitore o a chi ne aveva la sorveglianza.

Le stesse sanzioni sono previste in caso di uso di cinture non omologate o cinture di sicurezza manomesse. In quest’ultimo caso la multa va da 40,00€ a 63,00€ con la decurtazione di cinque punti dalla patente.

Raccomandiamo sempre di allacciare le cinture prima di mettersi alla guida anche se si tratta di brevi tragitti. Il conducente è responsabile di eventuali danni fisici qualora i passeggeri non sono provvisti delle adeguate ritenute di sicurezza o cinture. La sua responsabilità ricade anche nel caso in cui un minore viaggia sull’auto senza una persona addetta alla sua sorveglianza.

inserito il 17/08/2019, visite 5278, 0 oggi

Cambio automatico come si usa caratteristiche e vantaggi

Cambio automatico storia caratteristiche e vantaggi

Cambio automatico come si usa e che cos’è

Il cambio automatico permette la selezione autonoma del rapporto di trasmissione. Le auto con cambio automatico sono prive del pedale della frizione e quindi il cambio automatico come si usa? Quando il motore raggiunge un determinato numero di giri, il cambio marcia avviene autonomamente senza l’intervento del guidatore.

Storia del cambio automatico

A differenza degli Stati Uniti dove il cambio automatico era già presene agli inizi degli anni cinquanta, la sua diffusione in Europa è stata molto lenta e graduale. Questa tipologia di cambio era montato su autovetture di grossa cilindrata e, soprattutto nei primi modelli, comportava un consumo eccessivo di carburante.

In Italia il primo brevetto fu registrato nel 1931 a nome di Elio Trenta, un ingegnere meccanico di Città della Pieve.

La sua invenzione che egli stesso presentò alla Fiat non ottenne i consensi sperati. La casa automobilistica difatti si dichiarò non interessata al progetto. Non si sa come l’ingegnere Trenta abbia ceduto il suo brevetto, fatto sta che nel 1940 la Oldsmobile fu la prima casa automobilistica a produrre veicoli con cambio automatico e in quantità sempre maggiore. Il suo nome era Hydra-matic a quattro rapporti e senza frizione.

Negli anni cinquanta il cambio automatico fu introdotto dalla General Motors, Chrysler e Borg-Warner. Le prime versioni erano a due rapporti e da lì a breve vennero prodotti modelli a tre e quattro rapporti.

Negli anni ottanta si assiste ad un balzo in avanti dal punto di vista tecnologico dovuto sia all’introduzione della quinta marcia che del convertitore di coppia a frizione che hanno portato ad un migliore rendimento energetico e ad un risparmio di carburante.

Tipologie

In commercio esistono diverse tipologie di cambio automatico. Tra questi troviamo quello robotizzato fino al più moderno a doppia frizione in uso tra le auto sportive ad alto livello e che permettono un cambio marcia in tempi brevissimi.

Il cambio automatico più usato è quello a rotismi epicicloidali così composto:

  • un convertitore di coppia, un dispositivo che si trova tra il motore ed il cambio e che sostituisce la frizione;
  • un cambio a rotismi epicicloidali, la parte centrale del cambio ed il cui rapporto di trasmissione è regolato da un sistema di freni e frizioni;
  • l’attuatore, il centro di controllo dell’intero sistema, per lo più idraulico e regolato da valvole.

Comandi

Il cambio automatico richiede un minimo di azione da parte del guidatore. Ecco le posizioni che si trovano sulla leva del cambio automatico e come si usa:

  • P- Parking . In questa posizione le ruote sono bloccate impedendo all’autoveicolo di muoversi in caso di pendenza;
  • R- Retromarcia (Reverse gear) attiva la retromarcia e le luci di retromarcia;
  • D- guida (Drive) in questa posizione il cambio interviene durante la guida;
  • N- Neutral (folle);
  • 3- Terza è limitato alla terza marcia anche se non è sempre presente;
  • 2- Seconda limitato alla seconda marcia;
  • 1-Prima limitato alla prima marcia;
  • Low- limitato alla prima e seconda marcia;
  • S- Sport limitato alla guida sportiva anche se non è sempre presente;
  • +/- per impostare manualmente i rapporti se abbinato ad un cambio sequenziale.

Pro e contro

Il cambio automatico oltre ad offrire una maggiore sicurezza durante la guida dato che il guidatore non ha l’incombenza di togliere le mani dal volante per cambiare marcia, permette un maggiore confort grazie alla mancanza del pedale della frizione.

È più avanzato dal punto di vista tecnologico, anche se riduce le prestazioni del motore.

La differenza di consumo col cambio manuale è davvero minima e tutto dipende dalla correttezza dell’uso anche se col cambio automatico risparmi circa il 20% sulle spese di carburante e produci meno emissioni di CO2.

Per contro un’autovettura con il cambio automatico ha un costo maggiore rispetto ad una col cambio manuale ed in più necessita di una maggiore manutenzione e quindi maggiori spese.

inserito il 12/08/2019, visite 5908, 1 oggi

Sigle olio motore significato dei numeri e delle lettere sull’etichetta

olio motore cosa significano numeri e lettere sull'etichetta

Sigle olio motore significato delle lettere

Sicuramente comprando l’olio motore per la tua auto ti sarai accorto che sull’etichetta sono presenti una serie di numeri e lettere. Ti starai chiedendo che cosa indicano quelle sigle sull’etichetta dell’olio motore, il significato e a cosa servono. Ecco ad esempio alcune sigle che senz’altro avrai visto e che ti verranno in mente: SAE 15W40, SAE 10W40.

Le sigle che noi vediamo indicano le gradazioni di viscosità dell’olio stabilite dalla SAE ( Society of Automotive Engineers ).

Il primo numero indica la viscosità a freddo. Infatti la lettera W, dall’inglese winter, significa inverno mentre il secondo numero indica la viscosità a caldo. Tale viscosità dipende dalle temperature esterne a cui è assoggettato il motore tenendo conto della temperatura minima d’inverno e la massima d’estate.

Cos’ è la viscosità dell’olio motore

Altro non è che la resistenza dei fluidi allo scorrimento. La viscosità non stabilisce la performance di un olio ma indica semplicemente le caratteristiche di scorrevolezza. Quello che ci permette di stabilire le reali performance dell’olio sono le specifiche internazionali, API ed ACEA e le omologazioni dei singoli costruttori.

È utile sapere che la viscosità diminuisce con l’aumentare della temperatura e viceversa. Praticamente più il primo numero è basso più l’olio è fluido a freddo. Il secondo numero più è alto più l’olio resterà viscoso a caldo garantendo così una migliore lubrificazione delle parti del motore.

Grafico delle gradazioni SAE

consigliate in base alle temperature esterne:

Fino a qualche tempo fa si faceva riferimento alle sigle A.P.I. ( American Petroleum Institute ). Le sigle erano formate da due lettere: se l’olio era per una macchina a benzina era indicato con una lettera S (Service) mentre per un veicolo diesel era indicato con la lettera C (Commercial). A seguire vi era poi una lettera che tanto più era avanti in ordine alfabetico maggiore erano le sue prestazioni.

Ad esempio se confrontiamo un olio con sigla A.P.I Sg-Cd ed uno con sigla Se-Ce possiamo chiaramente dichiarare che il primo è nettamente superiore rispetto al secondo per le macchine a benzina ma è inferiore per i veicoli diesel.

Possiamo comunque affermare che una specifica API più recente esaudisce anche quelle precedenti. Attualmente per i motori benzina siamo ad API SM mentre per quelli diesel ad API CI-4 ( il 4 inteso come motore a 4 tempi ). Nell’ottobre 2010 è stata introdotta API SN e prevede test per accertare una migliore protezione all’usura ed una maggiore resistenza all’ossidazione oltre a una migliore prestazione a bassa temperatura.

API CJ-4 che è stata introdotta nel 2010 prevede test per accertare la compatibilità dell’olio con i sistemi di ricircolo e di controllo dei gas di scarico. Gli oli di questa categoria offrono una migliore protezione all’usura forniscono un controllo della fuliggine (soot control) e di depositi sui pistoni

ACEA e nuove specifiche

Con la nascita dell’ACEA ( Associazione Costruttori Europei Autoveicoli ) avvenuta nel 1996 vengono create delle specifiche europee. Le specifiche ACEA sono nate per ottenere un livello qualitativo più affidabile e prestazioni più elevate tenendo conto delle nuove motorizzazioni con un’attenzione particolare al rispetto ambientale. Si formano così 4 classi ordinate in base alla lettera a cui si fa seguire un numero. Più il numero è alto maggiori saranno le prestazioni. Le lettere sono le seguenti:

  • A per i motori benzina;
  • B per i motori diesel;
  • C (Catalyst Compatible) che tiene conto della compatibilità dell’olio con i vari filtri dei gas di scarico;
  • D per i diesel industriali.

Inoltre possiamo distinguere le seguenti categorie:

A1/B1 oli a bassa viscosità e per motori un pò datati;

A5/B5 oli a bassa viscosità provvisti di consistente scorrevolezza per risparmio carburante. Le sue prestazioni sono simili a quelli del livello B5;

A3/B3 oli per mezzi ad alte prestazioni ;

B4 oli per motori diesel e veicoli commerciali;

C2 oli per motori tecnologici dotati di sistema di trattamento dei gas di scarico;

C3 oli per motori tecnologici dotati di sistema di post-trattamento dei gas di scarico.

Accanto alle specifiche API e ACEA bisogna tener conto anche delle specifiche che ogni singolo costruttore può emettere per esigenze proprie.

È consigliabile pertanto fare sempre riferimento al libretto uso e manutenzione del veicolo per usare l’olio più adatto e raccomandato dalle case madri.

inserito il 05/08/2019, visite 6464, 1 oggi

Quando si cambia l’olio motore e il filtro alla vettura

Quando si cambia l'olio motore e il filtro alla vettura

Quando si cambia l’olio motore .

Quando si cambia l’olio motore bisogna tenere presente le indicazioni fornite dalla casa madre e rilevabili dal libretto uso e manutenzione del tuo veicolo. L’olio è un elemento fondamentale per mantenere efficiente il motore della tua auto. Non solo lo protegge dalle impurità evitando di danneggiarlo ma lubrifica anche tutti i componenti meccanici.

È importante quindi cambiare l’olio motore con regolarità per usufruire di una migliore prestazione della vettura ed evitare danni.

Come capire quando cambiare l’olio

Se la tua auto è recente sarà lei stessa a segnalarti grazie ad una spia quando è arrivato il momento di cambiare l’olio. Nel caso di auto più datate invece sarà opportuno procedere ad un controllo periodico verificandone il livello tramite l’asticella che ne indica la quantità presente.

Per avere un corretto funzionamento del motore il livello ottimale sull’asticella è di 3/4.

E ora vediamo quando cambiare l’olio. Per le auto a benzina il cambio dell’olio va effettuato ogni 15000 Km mentre per le auto diesel ogni 25000/30000 Km. C’è da dire che nel caso non vengano raggiunti i 15000 Km il cambio olio va effettuato entro un anno. Per le auto meno recenti invece è consigliabile effettuare il cambio olio ogni 10000 Km.

Il fitro dell’olio com’è formato e quando sostituirlo

Assieme al cambio dell’olio è raccomandabile sostituire anche il filtro dell’olio. Il filtro è formato da una serie di membrane che mantengono l’olio pulito e può essere di diverso tipo: magnetico, a sedimentazione, centrifugo e meccanico. Il filtro meccanico ha una forma cilindrica ed è formato da un particolare materiale cartaceo. Di quest’ultimo tipo esistono due versioni: l’avvitabile e ad immersione ed è quello più usato nelle auto moderne. La sua funzione è molto importante perchè protegge il motore dalle impurità che si creano durante il processo di combustione.

Anche per il cambio del filtro valgono le stesse indicazioni fornite per il cambio olio. In genere le case costruttrici consigliano la sostituzione del filtro ad ogni cambio olio. Per le macchine a benzina va effettuato ogni 15000 km., per i motori diesel ogni 25000/30000 Km ed ogni 10000 Km per i veicoli che hanno più di dieci anni. In ogni caso, indipendentemente dai chilometri percorsi e anche se pochi, va effettuato entro un anno.

Da considerare che il cattivo funzionamento del filtro olio può far grippare il motore causando gravi danni . Inoltre se si percorrono tanti chilometri e non si cambia l’olio si possono formare dei depositi gelatinosi, le morchie, che possono ostruire i condotti. In questo caso bisognerà procedere al lavaggio interno del motore anche con l’uso di additivi.

È consigliabile pertanto effettuare il cambio olio e la sostituzione del filtro nei tempi previsti e consigliati dalle case costruttrici per mantenere sempre l’olio pulito a vantaggio di un motore efficiente e dalle ottime prestazioni.

inserito il 27/07/2019, visite 3301, 0 oggi

Pastiglie freni consumate e dischi quando sostituirli

Dischi freni e pastiglie quando sostituirli

Pastiglie freni consumate quando cambiarle

Le pastiglie e i dischi freni sono due elementi importanti dell’impianto frenante di una vettura e devono sempre essere mantenuti efficienti per la sicurezza su strada. Come facciamo a sapere quando le pastiglie dei freni consumate sono da cambiare, come funzionano e quanti tipi di pastiglie ci sono. Vediamo di capirne un pò di più.

Le pastiglie sono formate da una piastra metallica sulla quale viene applicato un diverso materiale che consente l’arresto del veicolo. Sono queste difatti che scontrandosi con il disco e creando un attrito permettono alla ruota di fermarsi.

Esistono tre diversi tipi di pastiglie in base al materiale. Ci sono le pastiglie con materiale metallico che sono le più efficienti anche se tendono a rovinare e riscaldare il disco più degli altri; le pastiglie organiche che proteggono di più il disco ma con durata e prestazioni inferiori rispetto a quelle metalliche e quelle semi metalliche che stanno a metà tra le due tipologie.

Quando è arrivato il momento di sostituirle.

La maggior parte degli automobilisti pensa che quando le pastiglie iniziano a fischiare è giunto il momento di cambiarle. Ma non è sempre così.

Diverse sono le cause che provocano tale fischio come ad esempio un pò di sporco che si insinua tra le pastiglie soprattutto in inverno e tende a farle fischiare oppure in estate con le temperature alte, le pastiglie subiscono una dilatazione termica per cui avvertiamo quel particolare fischio o ancora la presenza di acqua sull’asfalto.

Come facciamo a sapere allora quando è il momento giusto?

In linea generale le pastiglie dei freni vanno cambiate ogni 30000/40000 Km e quando il loro spessore è inferiore a 2-3 mm.

Tuttavia ci sono dei segnali che ci avvertono delle pastiglie freni consumate e che è arrivato il momento di sostituirle.

Nelle auto moderne è presente sul cruscotto una spia luminosa che ci indica quando le pastiglie sono da cambiare. Anche il liquido dei freni ci può dare indicazioni a riguardo. Se raggiunge il livello minimo si accende una spia sul cruscotto. Questo significa che le pastiglie sono consumate.

E comunque anche tu lo puoi capire se ti accorgi che durante la frenata avverti un rumore metallico provenire dalle ruote anteriori o quando la corsa del pedale del freno o la frenata della vettura è molto lunga.

Dischi freno come sono fatti e come funzionano

L’altro elemento costitutivo dell’impianto frenante sono i dischi freno. Ma cosa sono e come funzionano. Sono dei dischi di acciaio o di ghisa che permettono l’arresto della vettura tramite un sistema a pinza.

Quando freni e schiacci il pedale si crea un attrito e la macchina si ferma. Questo è dovuto alle pastiglie che premendo sui dischi freno fanno fermare il veicolo.

Esistono due tipi di freni meccanici: i freni a tamburo e i freni a disco. I primi si distinguono per la presenza di un cilindro rotante legato alla ruota su cui agiscono due ganasce; nei freni a disco invece sono presenti le pastiglie che, scontrandosi col disco attaccato alla ruota, le permettono di fermarsi.

I freni a disco sono sempre più utilizzati rispetto ai freni a tamburo anche se questi vengono usati più spesso per le ruote posteriori degli scooter e le auto di piccola cilindrata. Oltre a ciò hanno una maggiore capacità frenante soprattutto su strade bagnate e sono meno soggetti al surriscaldamento e all’usura.

Dischi freno quando cambiarli

Proprio come tutte le parti meccaniche dell’auto anche i dischi freni si consumano e pertanto devono essere controllati ed eventualmente sostituiti per evitare rischi durante la guida. Non esiste tuttavia un tempo specifico per cambiare i dischi perchè molto dipende dal tipo di guida, dalle strade che si percorrono, dal tipo di auto o anche perchè le pastiglie sono difettose. È consigliabile comunque fare un controllo ogni 30000 Km e sostituirli ogni 80000 Km e dopo aver cambiato le pastiglie due volte.

In ogni caso ci sono delle situazioni chiave in cui si può vedere che i dischi vanno cambiati:

  • quando sul disco appaiono della macchie blu, segno questo di surriscaldamento durante la frenata;
  • in caso di presenza di crepe sulle fasce frenanti dovute al lavoro del disco ad alte temperature;
  • quando la fascia frenante abbia raggiunto uno spessore minimo consentito.

Per concludere ricorda che devi cambiare i dischi freni ogni due cambi pastiglie ( 80000 Km circa ) e ogni 20/24 mesi va cambiato anche il liquido dei freni. Evita di fare frenate brusche e repentine per non provocare un consumo eccessivo delle pastiglie mantenendo così l’impianto frenante efficiente il più a lungo possibile.

inserito il 20/07/2019, visite 3149, 0 oggi

Codici sui pneumatici cosa sono e che significano i numeri e le lettere

Cosa sono e che significano le sigle sugli pneumatici

Codici sui pneumatici che significano

Vi sarà capitato avendo una gomma tra le mani di soffermarvi per cercare di capire e decifrare quella serie di codici sui pneumatici. L’unica cosa certa e che vi appare subito chiara è la marca e la misura della gomma ma tutto il resto che significa?

Cerchiamo di scoprire e di chiarire il significato di quei codici sui pneumatici. Prendiamo ad esempio una gomma con la seguente dicitura:

185/70 R15 88T PR10 DOT1508

  • 185 indica la larghezza della gomma espressa in millimetri;
  • /70 stabilisce il rapporto in percentuale tra l’altezza del fianco e la larghezza della sezione trasversale della gomma. Quindi il valore 70 significa che l’altezza del fianco è il 70% della larghezza di sezione. Dato che con rapporti inferiori il fianco della gomma è più basso ne consegue che minore è il valore in percentuale maggiore sarà l’aderenza al suolo;
  • R sta per radiale che indica il metodo di costruzione oggi più usato e diffuso. Questo tipo di struttura ha le tele montate radialmente a differenza delle gomme convenzionali che possiedono le tele disposte diagonalmente. Per questo motivo risultano meno deformabili rispetto alle gomme convenzionali e oltre ad apportare una maggiore aderenza al suolo e ad avere un’usura uniforme forniscono maggiore confort anche ad alte velocità;
  • 15 indica il diametro del cerchio espresso in pollici ( un pollice equivale a circa 2,54 cm ). In questo caso quindi il diametro del cerchio è 38,10 cm;
  • 88 determina il peso di carico ( Load Index , LI ) che la gomma può sopportare ad una precisa pressione ed è espresso in chilogrammi. In questo caso uno pneumatico con indice di carico 88 può sopportare un peso di 560 Kg ( vedi tabella );
  • T specifica l’indice di velocità ( GSY ) cioè la velocità massima a cui lo pneumatico può viaggiare. In questo caso equivale a 190 Km/h ( vedi tabella);
  • PR 10 determina il numero delle tele con cui è formato. Per esempio in questo caso è 10;
  • DOT1508 è relativo al periodo di fabbricazione delle gomme. La sigla DOT è seguita da quattro cifre che specificano la settimana e l’anno di costruzione. Pertanto il numero 1508 significa che il pneumatico è stato fabbricato la quindicesima settimana (15) dell’anno 2008 (08). Per le gomme prodotte prima del 90 tuttavia le cifre erano tre a cui seguiva un piccolo triangolo. Inoltre la sigla DOT (Department of Transportation) prima dell’indicazione relativa alla data di fabbricazione è seguita da una serie di lettere indicanti nell’ordine il codice dello stabilimento di produzione ( prime due cifre), la misura ed il tipo di copertura. Opzionale è il codice del costruttore ( 4 cifre ).

Cosa indicano le lettere

Talvolta il numero che indica la larghezza della gomma, in questo caso 185, è preceduto da una lettera. Ecco un elenco e i vari significati.

Per esempio la lettera P che in alcuni casi è omessa sta per passenger e significa che quel tipo di gomma è indicata per il trasporto di passeggeri;

la T indica che tale gomma può essere utilizzata come ruota di scorta;

la C specifica che quel tipo di gomma è stata progettata per i veicoli commerciali quindi adatta a carichi pesanti;

le lettere LT indicano che la gomma è studiata per il trasporto leggero o per veicoli commerciali e quindi adatta a carichi molto pesanti;

le lettere ST (Special Trailer) precisano che la gomma non è adatta ad automobili o furgoni o camion bensì è destinata a rimorchi speciali quali rimorchi per auto, barche ecc.

Cosa significano le altre sigle sulla gomma

Tuttavia esistono altri codici sui pneumatici che possiamo incontrare osservando una gomma.

  • un indicatore di direzione, una freccia, che accompagna le parole rotazione, senso di rotazione. Infatti all’atto del montaggio tale indicazione deve rispettare il senso di marcia del veicolo;
  • indicatori di usura del battistrada, i TWI ( Tread Wear Indicator).Si tratta di alcune barre rialzate posizionate dalle case produttrici e che sono inserite nelle scanalature longitudinali principali delle gomme;
  • tubeless gomme senza camera d’aria. Tali gomme sono più sicure perchè in caso di foratura tendono a sgonfiarsi più lentamente;
  • TT gomme con camera d’aria;
  • il simbolo E che indica l’osservanza alla normativa europea ECE-R30 . Tale simbolo è obbligatorio per il riconoscimento europeo e pertanto le gomme che non riportano tale simbolo non possono essere montate;
  • un trattino che indica che si tratta di uno pneumatico convenzionale;
  • RF che stabilisce che si tratta di un pneumatico RunFlat. Tale pneumatico garantisce stabilità e sicurezza anche a pressione zero e a velocità definità e per un certo numero di chilometri;
  • MFS, FR, FSL, RFP sono i vari codici utilizzati dai costruttori, e non per tutti uguali, per indicare uno pneumatico Rim Protector, dotato cioè del bordino di protezione che serve a ridurre i danni ai cerchioni in caso di urti evitando così le bolle al pneumatico e conseguente frattura dello stesso.
Significato delle sigle sulle gomme invernali

Un discorso a parte meritano le gomme invernali. Vediamo quali sono i codici sui pneumatici. Il simbolo comunque che li differenzia da quelle estive o all season sono le due lettere M+S che significano Mud+ Snow ( fango + neve ). Durante il periodo invernale devi dotare la tua vettura con gomme che riportano tale dicitura.

Tale periodo va dal 15 novembre al 15 aprile e devi rispettare sempre i codici di velocità e di carico riportati sul tuo libretto di circolazione. Per le gomme invernali utilizzate in tale periodo puoi attenerti ad un codice di velocità inferiore e fino alla lettera Q ( 160 Km/h ) ricordandoti però di ripristinare la situazione indicata sulla carta di circolazione una volta trascorso tale periodo.

La simbologia M+S garantisce che il pneumatico è invernale perchè si adatta a prestazioni da neve pur non essendo regolamentato da alcun test.

Per avere un prodotto di qualità prima di tutto è necessario che lo pneumatico risponda a determinati requisiti di affidabilità sottoponendolo a test regolamentari ed in condizioni difficili. A tal proposito è necessario che il pneumatico sia dotato della marcatura 3PMSF (Three Peak Mountain Snow Flake).

Tale simbolo è rappresentato da un fiocco di neve all’interno di una montagna a tre picchi ed è sinonimo di garanzia e di sicurezza durante il periodo invernale permettendoti di viaggiare anche in condizioni difficili.

Obbligo dell’etichetta sul pneumatico

Dal 1 novembre 2012 è obbligatorio applicare un’etichetta su ogni pneumatico che è stato prodotto dopo il 30 giugno 2012. Tale etichetta tiene conto soprattutto delle prestazioni del pneumatico e riguarda più specificatamente il rotolamento, l’aderenza su bagnato e la rumorosità.

Ecco cosa determinano questi valori.

  • Il rotolamento indica l’efficienza energetica del pneumatico. Considerando che il rotolamento incide sul consumo di carburante aumentando la resistenza si riducono le emissioni. I valori vanno dalla lettera A alla lettera G dove per esempio la A è il valore massimo dell’efficienza e G il minimo;
  • l’aderenza sul bagnato è un valore molto importante per la sicurezza su strada bagnata. Anche in questo caso il valore A è il massimo con circa il 30% in più di aderenza sul bagnato rispetto al valore G;
  • la rumorosità indica l’inquinamento ambientale prodotto dal rotolamento delle gomme. È espresso in decibel ed è indicato con tre barre. Una barra indica un pneumatico silenzioso con un inquinamento inferiore a 3 decibel, due barre identifica un pneumatico particolarmente rumoroso mentre tre barre determinano un pneumatico più rumoroso rispetto agli altri anche se conforme.

Sigla UTQG sul pneumatico che cosa significa

Esistono anche altri codici sui pneumatici. Tra questi c’è anche la marcatura UTQG (Uniform Tire Quality Grading) corrispondente alla Classificazione Unificata di Qualità dei Pneumatici. Dato che tale marcatura riguarda le vetture sul mercato americano non è obbligatoria in Europa. Poichè alcuni prodotti vengono commercializzati su entrambi i mercati è possibile trovarla anche in Europa.

Tabelle indice di peso e di velocità

In conclusione ecco riportate la tabella degli indici di carico con l’equivalente del peso espresso in Kg. che il pneumatico può sopportare e anche la tabella dell’indice di velocità con la corrispondente velocità consentita.

Indice di pesoPeso in kgIndice di pesoPeso in kg
208078425
228579437
248580450
269081462
2810082475
3010683487
3110984500
3311585515
3512186530
3712887545
4013688560
4114589580
4215090600
4416091615
4617092630
4717593650
4818094670
5019095690
5119596710
5220097730
5320698750
5421299775
55218100800
58236101825
59243102850
60250103875
61257104900
62265105925
63272106950
64280107975
652901081000
663001091030
673071101060
683151111090
693251121120
703351131150
713451141180
723551151215
733651161250
743751171285
753871181320
764001191360
774121201400

Indice di velocitàVelocità in km/hIndice di velocitàVelocità in km/h
A15K110
A210L120
A315M130
A420N140
A525P150
A630Q160
A735R170
A840S180
B50T190
C60U200
D65H210
E70V240
F80ZR>240
G90W270
J100Y300

inserito il 13/07/2019, visite 5259, 1 oggi

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