Fap, significato e a cosa serve

Fap, significato e a cosa serve

filtro antiparticolato cos'è

Ci occupiamo qui del filtro antiparticolato. L’acronimo con cui questo elemento è spesso conosciuto è Dpf o Fap. Significato dell’espressione Dpf è “Diesel Particulate Filter“. Cercheremo di spiegare cos’è, a cosa serve, cosa succede quando si intasa e come si può pulire.

Filtro antiparticolato: cos’è

Sappiamo benissimo che le auto ad alimentazione tradizionale producono notevoli gas di scarico. In quelle dotate di motori diesel esiste un dispositivo specifico, una cui componente è il filtro antiparticolato o fap. Il gasolio è infatti un carburante più pesante ed oleoso della benzina. Questo lo porta ad andare in combustione con meno facilità e a produrre, quindi, più polveri. Significato o, meglio, funzione del fap è quella di abbattere queste polveri. Oggigiorno il filtro antiparticolato è diventato di fatto obbligatorio per i modelli cosiddetti “Euro V“.

Fap e Dpf

Occorre precisare che tra Fap e Dpf esiste una differenza: il Diesel Particulate Filter è presente nella maggior parte dei veicoli diesel; il Fap – in francese, “Filtre à Particules” – viene invece montato nei modelli Peugeot-Citroen. Inoltre, il secondo tipo di filtro non necessita di additivi speciali per funzionare.

Filtro antiparticolato: a cosa serve

I gas prodotti dalla combustione del motore diesel portano con sé anche delle piccolissime particelle, un pulviscolo particolarmente inquinante, detto tecnicamente “particolato“. Al fine di drenarlo ed impedirne la fuoriuscita, è presente nei veicoli diesel uno specifico blocco di ceramica collegato al motore, dotato di minuscoli canali e chiuso all’estremità in uscita. Questo “tappo” consente comunque la fuoriuscita dei gas, grazie alla porosità del materiale, ma impedisce alle polveri di andarsene. Dopo un determinato periodo di tempo – al raggiungimento cioè di un prestabilito livello di saturazione – il filtro è in grado di auto-pulirsi, innescando la cosiddetta “rigenerazione“. Essa, in sintesi, non è altro che una combustione indotta delle polveri, che le trasforma in gas. Poiché questo procedimento richiede un riscaldamento del filtro piuttosto elevato – ca. 600 gradi – non sempre esso si attiva con linearità. Soprattutto se si guida in percorsi prevalentemente urbani, nei quali – giocoforza – il motore lavora al minimo e tutto l’impianto di depurazione è pertanto necessariamente più freddo.

Filtro antiparticolato intasato

Appare perciò chiaro che uno scarso uso del veicolo può ingenerare un intasamento del filtro. Viaggiando poco e su tratti brevi, infatti, non si riesce a portare la temperatura al di sopra dei 400 gradi, decisamente insufficiente per far scattare la rigenerazione. L’intasamento così provocato produce – come conseguenza – l’accensione di una spia e la conseguente necessità di recarsi da un meccanico. Qui si procede con una “rigenerazione forzata“: il motore viene spinto a tremila giri circa per una decina di minuti e – grazie ad un additivo professionale – viene indotta una rigenerazione “da fermi”. Se tale procedura dovesse fallire, non rimane altro che la sostituzione del filtro.

Eliminazione del Fap

A cosa serve togliere il Fap? Di fatto, si potrebbe pensare, questa pare una soluzione possibile: se il problema è il filtro, tolgo il filtro. In realtà eliminare il filtro antiparticolato è un reato, e si può tranquillamente incorrere in sanzioni penali e civili.

Misure di prevenzione

Alla luce di quanto scritto, la soluzione migliore pare essere quella di prevenire l’intasamento del filtro antiparticolato. Ma come? Esiste la possibilità di abbassare la temperatura di combustione del particolato – tramite l’uso di un catalizzatore, ossia una sostanza chimica apposita in grado di modificare l’ossidazione – rendendo così possibile il processo di rigenerazione anche nei tratti brevi.

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